“Grido d’amore” è il mio nuovo romanzo, che è uscito il 28 giugno 2011. Per contatti: evelynstorm@libero.it
La copertina di “Grido d’amore” e la quarta di copertina.
L’Introduzione
«Soffrire è come amarti. È
tormento e delizia, è dolore ed esaltazione. E cercarti, volerti,
desiderarti sono un tutt’uno, anche se mi lasci senza difese e il mio
cammino verso te mi piega, mi annienta, mi commuove e mi fortifica.
Semplicemente… ti amo.»
Grido d’amore è questo, ma è
anche perdersi e poi ritrovarsi, è l’amicizia a volte tradita, è la
paura di non farcela a realizzarsi intanto che si percorre la strada
per raggiungere il successo. E infine, è l’esigenza di dover
scegliere il proprio destino rinunciando, com’è ovvio, a un’altra
parte di sé stessi.
La Trama
Tornata in Italia dopo essere vissuta per anni in Germania con il padre, Kyra Castelli inizia una nuova fase della sua vita quando rimane da sola insieme ai due fratelli e al fratellastro più giovane, Tomas. Da quel momento, tra il lavoro al bar e l’hobby di danzare, le sue giornate diventano tutt’altro che monotone, finché si ritrova ad essere l’oggetto del desiderio del suo fratellastro. Dal canto suo, Tomas è ancora uno studente che lavora come cameriere nel week-end, nonostante il suo unico interesse sia la musica. Solista di una band e molto somigliante al cantante dei Tokio Hotel, potrebbe avere qualunque ragazza, ma i turbamenti per l’amore travolgente nei confronti di Kyra manderanno in crisi la sua vita parecchie volte. Sia Kyra che Tomas raccontano in prima persona le loro frustrazioni, sofferenze, conquiste, gioie e dolori. Resta solo da scoprire se alla fine diventeranno una coppia o continueranno a sopportarsi per il quieto vivere, restando però segretamente “avversari”.
Il video di un brano tratto dal libro “Grido d’amore”, letto dai due attori Francesco Pace e Verdiana Castellone nelle parti di Tomas e Kyra.
La canzone inedita “L’inverno su noi – da Kyra a Tomas” su YouTube.
Il Primo Capitolo
“La mia scelta è stata quella di raccontare la mia storia in prima persona, nelle diverse date in cui si è compiuta durante tutto il 2008. E lo stesso ha fatto Tomas, il mio fratellastro. Badate bene, però, che se anche tutti e due abbiamo deciso di raccontare le sensazioni, i sentimenti e le esperienze che ci hanno visti protagonisti, come se li stessimo vivendo nel preciso istante in cui abbiamo deciso di riferirveli, e questo per farvi maggiormente partecipi, in realtà i fatti sono già successi. Come è logico che sia, dato che nella vita siamo tutti arrivati al 2011. Tuttavia questo mi ha permesso di scegliere il momento opportuno da cui iniziare a raccontarvi la mia storia, e cioè non dall’inizio, ma partendo da agosto. Il motivo? Be’, lo intuirete leggendo, però vi posso anticipare che in quella prima data di agosto del 2008 qualcosa si è mosso dentro di me, e tutto si è stravolto. Ecco perché troverete quella suddetta data per prima, e attraverso le pagine del nostro romanzo, ritornerete poi a gennaio per ripercorrere insieme a noi la nostra vita di allora. Buona lettura.”
KYRA C.
Venerdì 1 agosto 2008 · Kyra
Ore 23.40.
Piove, anche stanotte piove. Una fitta di dolore sempre più insopportabile mi percorre. Non so nemmeno da quanto sono qui a combattere contro i miei sentimenti. E tutto per quel momento proibito che ha sconvolto ogni mio credo e che ancora mi rende indecisa se fuggire o andare avanti. Per la prima volta mi sento prigioniera nella mia stessa casa, prigioniera di lui e dei suoi giochi. O forse il suo unico gioco sono io.
Mi chiedo se tornerò mai ad essere quella di prima, anche se l’idea mi pare remota. Comunque sia, so che è inutile chiedermelo, non sarò mai più la ragazza che ero, perché tutto il mio mondo è cambiato talmente tanto da farmi paura. In questo momento provo solo dolore, rabbia, impotenza. E malgrado mi sforzi con tutte le mie energie di non pensare a Tomas continuamente, non posso più farne a meno. Pure i miei occhi umidi continuano a soffermarsi sulla porta della sua camera da letto, la stessa camera dove sono precipitata nelle tenebre per causa sua, nonostante ricordi solo alcune delle frasi orribili che ci siamo scambiati.
1 ora prima.
«Che cosa vuoi? Se ascolti bene sto componendo una nuova canzone, perciò chiudi la porta e vai via!» mi ha gridato Tomas.
Io, invece, sono avanzata di un passo verso di lui e l’ho guardato sprezzante. «Accidenti a te, quante volte ti ho detto di smetterla di fare casino la sera tardi? Da quell’ora in poi, e cioè quando sopraggiunge il buio più fitto, si dorme ed io voglio dormire, hai capito?»
«Lasciami in pace, Kyra!»
«Sono tua sorella maggiore, e per una volta fai quello che ti dico. Altrimenti…»
«Altrimenti cosa? Non ricominciare con le solite storie. Non mi va più di perdere il controllo per le tue frecciatine, per le tue battute e per le tue frasi sconclusionate. Quanto a noi, non sei mia sorella. Al limite, sei la mia sorellastra.»
«Questo significa che continuerai imperterrito a suonare “a palla”?»
«Brava, l’hai capita finalmente.»
Il cuore è andato a mille. Non ci ho visto più da quanto mi sono sentita furiosa. Ho scosso la testa e per un lungo istante i nostri occhi si sono incontrati e hanno guardato le fiamme della collera avanzare. Ho pensato di uscire, subito. Subito o l’avrei preso a schiaffi. Mentre stavo per andarmene ed ero già in prossimità della porta aperta, Tomas l’ha richiusa rapidamente, imprigionandoci entrambi all’interno della sua stanza, e facendomi sentire senza via di scampo. Il mio sguardo ha indugiato sul suo, distorto dalla furia, ancora un istante, prima che decidessi di girargli le spalle per allontanarmi e mettere della distanza tra di noi. In quanto al mio fratellastro, senza preavviso mi ha afferrata da dietro facendomi trasalire e in un attimo mi ha girata verso di lui. Poi mi ha spinta contro quella maledetta porta, procurandomi un male cane alla schiena, ma ogni tentativo di divincolarmi è stato inutile. E in quel momento è andata via la luce.
«Che vuoi fare? Vuoi battere il record dello stronzo dell’anno? Quello l’hai già vinto da un pezzo. E sei pure un povero ubriaco…»
«Senti Kyra, le ho provate tutte con te. Sono stato odioso, adirato, infelice, accomodante e dolce, ma con te non c’è stata e non c’è partita. Vuoi sempre decidere tu, vuoi sempre che tutti facciano quello che scegli tu. Ora, però, ho semplicemente detto basta. Sono arrivato al limite e quindi non credo proprio che riuscirò a controllarmi.»
«Smettila subito e lasciami andare!» gli ho gridato. «Si può sapere che intenzioni hai? Ho un ragazzo, maledizione! E noi due siamo fratellastri.»
«Taci, questa storia è vecchia. Nel mio sangue non scorre il tuo. E di Roberto francamente me ne infischio.»
Un istante più tardi ho sentito il disagio nascere dentro di me e mi sono irrigidita, nel buio, fino a quando gli occhi si sono abituati all’oscurità. Ho trattenuto il fiato, mio malgrado, e ho aspettato il suo cenno che non si è fatto attendere troppo. E che si è spinto più in là di quello che avrei immaginato. Ho capito che era troppo tardi quando il suo corpo si è appoggiato al mio e quando, dopo, ho sentito le sue mani farsi largo tra i bottoni della mia camicetta.
«Dannazione!» ha ringhiato all’improvviso. «Non posso permetterti di farmi stare così ancora a lungo. Lo capisci che hai dato alle fiamme la mia vita troppe volte? Per una volta vorrei essere io a trattarti senza alcuna pietà.»
La luce è tornata. Tomas mi ha trascinata di peso sul suo letto e subito dopo si è chinato a baciarmi sulle labbra, togliendomi la capacità di respirare. Ho odiato le sue labbra morbide che hanno aderito alle mie, ho odiato il suo desiderio che l’ha reso pazzo, perché non doveva permettersi di impormi la sua volontà e le sue scelte a discapito delle mie. Così ho pianto tutte le mie lacrime, graffiandolo per difesa sull’occhio destro che si è tinto di rosso. Solo allora si è fermato.
«Sei un bastardo, non ti perdono. Tu forse non l’hai capito, eppure io…»
«Risparmiami le tue confessioni o dovrei dire le tue suppliche. Mi dispiace se non ho la forza di piangere per il bacio che ti ho dato. So che per te dev’essere stato atroce e peccaminoso baciare il tuo fratellastro, ma per me non è così. Ora vattene e richiuditi la porta alle spalle. Mi hai reso un animale e la cosa non mi piace. Sono io che non perdono te, e dovrò trovare anche la forza di perdonare me stesso.»
A quel punto me ne sono andata senza voltarmi indietro e mi sono chiusa nella mia stanza. Esattamente come ho fatto sette mesi fa, quando ho saputo che saremmo rimasti a vivere da soli e quando tutta la mia vita è cambiata per sempre.

















